Quando si pensa alle spezie, spesso vengono in mente le esplosioni di sapori della cucina indiana, messicana o thailandese. Il Giappone, invece, propone un approccio radicalmente diverso ed è meno noto per le sue spezie.
Le spezie giapponesi non cercano di stupire. Non invadono mai il piatto, ma lo accompagnano con delicatezza. Esaltano un brodo, ravvivano il pesce crudo, riscaldano un brodo chiaro, senza mai coprire il gusto naturale degli ingredienti. È una vera e propria filosofia del gusto, fondata sulla moderazione, l’armonia e il rispetto del prodotto. In questo articolo vi invitiamo a scoprire questa sottigliezza attraverso le principali spezie e i condimenti aromatici della cucina giapponese: la loro origine, il loro ruolo nelle tradizioni culinarie regionali, il loro profilo gustativo e, soprattutto, come utilizzarli a casa vostra.
Indice
- Spezie alla giapponese: una cultura del gusto delicato
- Lo shichimi togarashi: la spezia delle tavole giapponesi
- Il sanshō: il pepe giapponese
- Karashi e altre spezie piccanti d'eccezione
- Spezie dolci e aromatiche
- Come usare le spezie giapponesi a casa: consigli pratici
I. Le spezie alla giapponese: una cultura del gusto delicato
La cucina giapponese non trascura le spezie, ma le utilizza in modo diverso. Qui l’intensità non prevale sulla delicatezza. Il cuore del gusto giapponese risiede nell’umami, quel quinto sapore profondamente confortante che si ritrova nei brodi dashi, nelle salse a base di soia o di miso e negli alimenti fermentati. Anziché ricorrere a spezie dal sapore forte, la cucina giapponese costruisce i propri piatti attorno a questa ricchezza naturale, delicata e avvolgente.
Ciò non significa che non si utilizzino spezie, ma che se ne fa un uso preciso e moderato. Spesso fungono da tocco finale: qualche granello di sansho su un’anguilla alla griglia, un pizzico di yuzu kosho in una zuppa chiara, o un po’ di shichimi su una ciotola di noodles. Ogni spezia viene scelta con cura, in base alla stagione, alla regione o all’equilibrio che si desidera ottenere nel piatto.
È inoltre fondamentale distinguere le spezie pure (come il sansho o lo zenzero), i condimenti aromatici (come il wasabi, la pasta di miso o il rafano giapponese) ele miscele tradizionali quali lo shichimi togarashi (miscela di sette spezie) o lo yuzu kosho, una pasta a base di scorza di yuzu e peperoncino. Ciascuno di essi svolge un ruolo ben definito nel piatto, ma tutti rispondono alla stessa esigenza: quella di arricchire il gusto senza mai sovrastarlo.
II. Lo shichimi togarashi: la spezia delle tavole giapponesi
Tra le poche miscele di spezie comunemente utilizzate in Giappone, lo shichimi togarashi occupa un posto speciale. Nata nell’epoca di Edo (l’odierna Tokyo), questa miscela colorata e profumata è da secoli un elemento imprescindibile delle tavole popolari. Oggi lo si trova sia nei ristoranti di soba che sugli scaffali dei negozi di alimentari giapponesi.
Il nome “shichimi” significa letteralmente “sette sapori” e, sebbene la composizione esatta possa variare, in genere contiene peperoncino rosso macinato,scorza di yuzu essiccata, semi di sesamo (bianchi o neri), nori (alga), zenzero, pepe sanshō e, talvolta, papavero o canapa. Questa miscela unisce piccantezza, freschezza, amarezza e note agrumate in una sottile armonia.
Per quanto riguarda l'uso, va spolverato come tocco finale su una grande varietà di piatti: ramen fumanti, noodles soba freddi, yakitori alla griglia, ma anche su riso bianco, tofu o persino uova. Conferisce profondità senza mai prevalere.
Da notare: alcune aziende artigianali tramandano ricette regionali, talvolta custodite gelosamente. Ad Asakusa (Tokyo), lo shichimi è più piccante e speziato, mentre a Kyoto si prediligono spesso note più dolci e aromatiche, con una forte presenza di yuzu.

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III. Il sanshō: il pepe giapponese
Né proprio un agrume, né semplicemente una spezia, il sanshō è un enigma gustativo tipicamente giapponese. Ricavato dal pepe giapponese (Zanthoxylum piperitum), questo ingrediente millenario affascina per il suo aroma agrumato e il suo effetto leggermente anestetizzante, quasi elettrizzante sulla lingua.
Il suo sapore è vivace, fresco, con note di scorza verde e un pizzicore unico che risveglia le papille gustative senza bruciare. Non ha nulla a che vedere con il pepe nero, e non va nemmeno confuso con il pepe di Sichuan, suo cugino cinese: quest’ultimo è più floreale e profumato, mentre il sanshō offre una sensazione più netta e tonificante.
Tradizionalmente, lo si trova in polvere sull’unagi (anguilla alla griglia), dove la sua leggerezza agrumata bilancia la grassezza del pesce. Ma viene utilizzato anche nelle marinate per la carne, nelle salse fredde o persino come tocco finale sul tofu o sulle verdure grigliate.
Alcuni chef contemporanei la utilizzano addirittura nei dolci o nei cocktail per sorprendere il palato. A riprova del fatto che questa spezia, apparentemente discreta, nasconde un potenziale infinito.

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IV. Lo yuzu kosho: esplosivo e fermentato
Vero e proprio concentrato di carattere, lo yuzu kosho è una pasta fermentata che unisce tre semplici ingredienti: scorza di yuzu, peperoncino e sale. Originaria di Kyushu, nel sud del Giappone, questa specialità artigianale sviluppa aromi potenti e complessi grazie alla fermentazione, che intensifica sia l’acidità vivace dello yuzu sia il piccante deciso del peperoncino.
Si trova in due varianti principali: verde, quando il peperoncino e lo yuzu sono ancora giovani, per un sapore più vegetale e deciso; oppure rosso, quando gli ingredienti sono maturi, che conferisce un profilo più rotondo, caldo e profondo.
Utilizzato da tempo per accompagnare i nabemono (piatti cotti a fuoco lento) o le carni alla griglia, lo yuzu kosho ha trovato una seconda vita nella cucina contemporanea. Oggi lo adoriamo nei carpacci, nelle maionese fatte in casa, sul pesce crudo, sulle verdure grigliate o anche come tocco finale su una zuppa o sulla pasta.

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V. Karashi e altri frutti spinosi d’eccezione
Sebbene il Giappone prediliga i sapori delicati, ciò non significa che escluda le sensazioni intense — a condizione che siano ben mirate. Alcune spezie giapponesi puntano su un piccante netto e deciso, utilizzato con parsimonia in contesti specifici.
È il caso del karashi, la senape giapponese, dal sapore deciso e pungente, ben più forte della sua cugina occidentale. Senza aceto, ha un odore pungente, simile a quello del wasabi, e accompagna tradizionalmente piatti come l’oden (stufato giapponese), il nattō o il tonkatsu, per contrastare la ricchezza della frittura o della fermentazione.

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Un’altra espressione del piccante,l’ichimi togarashi — letteralmente «un unico sapore di peperoncino» — è peperoncino rosso macinato puro, senza miscele. Più deciso dello shichimi, va usato con parsimonia su noodles, zuppe o piatti saltati in padella, per un effetto immediato.

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Infine, gli appassionati di cucina casalinga potrebbero imbattersi nel takanotsume (“artiglio di falco”), un piccolo peperoncino essiccato molto piccante, spesso utilizzato negli tsukemono (sottaceti), nelle salse o per aromatizzare gli oli piccanti. Dietro le sue piccole dimensioni si nasconde un piccante formidabile, riservato ai palati più esperti.
VI. Spezie dolci e aromatiche
- Il sesamo, sia esso bianco, nero o sotto forma di olio tostato, è un elemento discreto ma fondamentale della cucina giapponese. Conferisce corposità, una leggera nota amara e una profondità aromatica che arricchisce salse, verdure o riso
. - Lo zenzero si gusta fresco, grattugiato, marinato a striscioline sottili (gari) o anche candito. Dà un tocco di vivacità ai piatti con il suo calore intenso e il suo profumo di limone, in particolare con il pesce crudo, le carni o le ciotole di riso
. - Il wasabi, nella sua forma autentica (radice fresca grattugiata), sprigiona un sapore piccante deciso, fresco ed effimero, ben più delicato rispetto a quello delle paste industriali. Ingrediente raro, incarna un lusso vegetale ricercato per la sua purezza.
VII. Come usare le spezie giapponesi a casa: consigli pratici
Per esaltare i vostri piatti di tutti i giorni, bastano pochi semplici abbinamenti per fare la differenza: una ciotola di riso bianco arricchita da un pizzico di shichimi per un leggero tocco piccante e profumato, carni alla griglia condite con yuzu kosho che dona freschezza e calore, o ancora un delicato tofu insaporito con sanshō o cosparso di sesamo per un tocco di aromi autentici.
Infine, assicuratevi di conservare le spezie in un luogo asciutto e al riparo dalla luce, per preservarne gli aromi. La loro durata di conservazione varia generalmente tra i 6 e i 12 mesi a seconda del prodotto.
































