Cuisiner comme au Japon : les techniques essentielles

Cucinare come in Giappone: le tecniche fondamentali

La cucina giapponese affascina per la sua eleganza, la sua precisione e il rispetto per gli ingredienti. Dietro l’apparente semplicità dei suoi piatti si nasconde una maestria tecnica impegnativa, tramandata di generazione in generazione. Dal taglio minuzioso del sashimi alla frittura leggera del tempura, passando per gli stufati profumati o le cotture al vapore, ogni gesto ha la sua importanza e racconta una storia. Questo articolo vi invita a scoprire le principali tecniche culinarie giapponesi, le loro origini, la loro filosofia e le sottigliezze che costituiscono tutta la ricchezza di questa gastronomia raffinata e profondamente radicata nella cultura del rispetto delle stagioni e dei prodotti.

 

Indice

  • Alla griglia o saltati in padella (焼き物, yakimono)
  • Stufati (煮物, nimono)
  • Saltati alla cinese (炒め物, itamemono)
  • Al vapore (蒸し物, mushimono)
  • Frits (fritture, agemono)
  • Crus (刺身, sashimi)
  • Marinati e scottati velocemente (tataki, たたき)
  • Nelle zuppe chiare (吸い物, suimono)
  • Sott'aceto o fermentati (漬物, tsukemono)
  • In insalata, condito con una salsa (和え物, aemono)
  • Piatti cotti in pentola (鍋物, nabemono)
  • Marinati nell'aceto (酢の物, sunomono)
  • Essiccati o secchi (干物, himono)
  • Piatti a base di uova sbattute (卵料理, tamago ryōri, come il chawanmushi o il tamagoyaki)
  • Compatti o pressati (押し寿司, oshizushi; compressione di alimenti, spesso per sushi o verdure)
  • Affumicati (燻製, kunsei)

 

 

Alla griglia o saltati in padella (焼き物, yakimono)


Nella cucina giapponese, il termine "yakimono" indica tutti i piatti cotti mediante esposizione diretta al calore, solitamente alla griglia o saltati in padella. Questa tecnica esalta la semplicità e il sapore naturale degli ingredienti, che si tratti di pesce, carne, tofu o verdure.

Tradizionalmente, il termine “yakimono” indica una cottura alla fiamma viva o alla griglia, spesso con pochissimo condimento per esaltare la qualità dei prodotti. Il pesce alla griglia con sale (shioyaki) o il pollo alla griglia con salsa di soia (teriyaki) ne sono esempi emblematici. Oggi si usa comunemente anche la padella, soprattutto per piccole preparazioni casalinghe.

La cottura deve essere precisa: l'esterno deve risultare leggermente caramellato o croccante, mentre l'interno deve rimanere succoso e tenero. In molti ristoranti giapponesi, in particolare negli izakaya, lo yakimono è molto popolare e viene spesso servito con riso bianco, una spruzzata di limone o un semplice contorno di verdure.

La cura con cui si regola il fuoco — né troppo forte per non bruciare, né troppo debole per evitare che si secchi — è fondamentale per ottenere un buon yakimono.

 


Stufati (煮物, nimono)

Il termine "nimono" indica un metodo di cottura giapponese in cui gli ingredienti — verdure, pesce, carne o tofu — vengono cotti lentamente a fuoco lento in un brodo aromatizzato a base di dashi ( brodo giapponese), salsa di soia, mirin (sake dolce da cucina) e, talvolta, zucchero. L’obiettivo è quello di infondere agli alimenti sapori delicati, preservandone al contempo la consistenza.

La preparazione di un nimono si basa su un delicato equilibrio: la cottura deve essere abbastanza lunga affinché gli ingredienti si impregnino del brodo senza però perdere la loro forma né diventare mollicci. Il fuoco è generalmente basso, in modo da consentire una cottura lenta e omogenea.

Tra gli esempi tradizionali di nimono figurano il nikujaga (stufato di carne e patate), il kabocha no nimono (zucca cotta a fuoco lento) e il saba no misoni (sgombro cotto a fuoco lento con il miso).

Il nimono è apprezzato per il suo gusto avvolgente e per la sua capacità di esaltare la dolcezza naturale degli ingredienti. Servito tiepido o a temperatura ambiente, è un elemento imprescindibile dei pasti tradizionali giapponesi, spesso presente nei pasti di tipo ichiju sansai (una ciotola di zuppa e tre contorni).

 

 

Saltati alla cinese (炒め物, itamemono)


Il termine "itamemono" indica i piatti saltati a fuoco vivo, una tecnica di cottura giapponese ispirata alla cucina cinese. Con questo metodo, gli ingredienti — spesso verdure croccanti, carne, frutti di mare o tofu — vengono cotti rapidamente in padella o nel wok con un filo d’olio
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L'essenza dell'itamemono risiede nella rapidità e nel controllo del calore: gli alimenti devono essere scottati rapidamente per conservarne la freschezza, il colore e la croccantezza. L'olio viene riscaldato ad alta temperatura e gli ingredienti vengono mescolati costantemente per garantire una cottura omogenea senza bruciarli.

I condimenti variano a seconda delle ricette, ma spesso includono salsa di soia, miso, sakè o salse più saporite di ispirazione cinese. Tra i piatti più rappresentativi figurano lo yasai itame (verdure saltate) e il butaniku itame (maiale saltato).

Molto apprezzata per la sua rapidità e la ricchezza di sapori, l’itamemono è una tecnica ideale per preparare piatti quotidiani, equilibrati e gustosi.


 

Al vapore (蒸し物, mushimono)

Il termine "mushimono" indica una tecnica di cottura giapponese in cui gli alimenti vengono cotti al vapore, preservandone così la consistenza delicata e il gusto naturale. Questo metodo è apprezzato per la sua capacità di esaltare la purezza degli ingredienti, mantenendone al contempo l'alto valore nutrizionale.

Gli ingredienti utilizzati per il mushimono includono pesce, crostacei, carne tenera e numerose verdure. Spesso vengono leggermente conditi prima della cottura con sale, sakè o salsa di soia e, talvolta, adagiati su foglie (come il kombu o lo shiso) per conferire loro un sapore aggiuntivo durante la cottura.

Uno dei piatti più rappresentativi di questa categoria è lo chawanmushi: una delicata crema di uova salate, spesso arricchita con gamberetti, funghi shiitake e ginkgo.

La cottura avviene generalmente utilizzando una tradizionale pentola a vapore in bambù o utensili moderni adatti allo scopo. Il controllo preciso della temperatura è fondamentale per evitare che gli alimenti diventino troppo duri o gommosi.

 

 

Frits (fritture, agemono)


Il termine "agemono" indica tutte le preparazioni giapponesi ottenute mediante frittura in olio bollente. Questa tecnica permette di ottenere alimenti croccanti all'esterno e morbidi all'interno, esaltandone i sapori.

Tra gli agemono più famosi figurano il tempura (frittelle leggere a base di frutti di mare e verdure ricoperte da una pastella sottile), il karaage (pezzi di pollo marinati e poi fritti) e il tonkatsu (cotoletta di maiale impanata). Ogni piatto prevede metodi specifici di impanatura o di preparazione della pastella, spesso realizzati con farina speciale, panko (pangrattato giapponese) o una pastella leggera a base di acqua ghiacciata.

La frittura viene effettuata in olio mantenuto a temperatura costante, solitamente tra i 170 e i 180 °C. Un buon controllo della temperatura è fondamentale per ottenere una consistenza leggera senza eccesso di grasso.

Nella tradizione giapponese, i fritti non sono mai pesanti: l’obiettivo è quello di conferire leggerezza e croccantezza, rispettando al contempo il naturale equilibrio dei sapori.

 

 

Crus (刺身, sashimi)


Il sashimi è una delle forme più pure della cucina giapponese, che esalta la freschezza e l'eccezionale qualità degli ingredienti. Si tratta di sottili fette di pesce crudo, frutti di mare e, talvolta, anche di carne, servite senza riso (a differenza del sushi).

La preparazione del sashimi richiede una grande padronanza del coltello: ogni tipo di ingrediente viene tagliato secondo tecniche precise che ne esaltano la consistenza e il sapore. I pesci dalla carne tenera come il tonno (maguro) o il ricciola (hamachi) vengono spesso tagliati a fette spesse, mentre i pesci più delicati possono essere tagliati a strisce sottili.

Il sashimi è tradizionalmente accompagnato da wasabi, salsa di soia per condirlo e daikon (ravanello bianco) grattugiato finemente, che funge da guarnizione rinfrescante. La freschezza assoluta dei prodotti è fondamentale: la pesca, la conservazione e il taglio devono essere impeccabili per preservarne il sapore, la consistenza e la sicurezza alimentare.


 

Marinati e scottati velocemente (tataki, たたき)


Il tataki è un raffinato metodo di preparazione giapponese che combina una cottura leggera e una marinata saporita. Utilizzata generalmente per pesci come la bonito (katsuo) o per carni come il manzo, questa tecnica consiste nel rosolare brevemente l’esterno dell’alimento a fuoco vivo, lasciando l’interno crudo
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Dopo questa rapida rosolatura, il prodotto viene immediatamente immerso in acqua ghiacciata per arrestarne la cottura, preservandone così sia la tenerezza che la freschezza. Successivamente, viene spesso marinato in una salsa a base di soia, aceto, zenzero o agrumi, prima di essere tagliato a fette spesse.

Il tataki offre un'esperienza gustativa unica: l'esterno è leggermente scottato e profumato dalla marinata, mentre l'interno rimane crudo e delicato. Viene solitamente servito con contorni freschi come zenzero grattugiato, aglio, cipollotti o erbe aromatiche, che esaltano sia la consistenza che gli aromi del prodotto.


Nelle zuppe chiare (吸い物, suimono)


Il termine "suimono" indica le zuppe giapponesi chiare, delicatamente condite e molto leggere. A differenza delle zuppe più corpose come il miso, il suimono si basa su un brodo trasparente, solitamente preparato con il
dashi (un brodo a base di kombu e bonito essiccato).

In un suimono, gli ingredienti vengono scelti per la loro delicatezza: piccoli pezzi di pesce, gamberetti, tofu, funghi, verdure di stagione o anche erbe aromatiche fresche. Vengono disposti con cura nella ciotola per creare una presentazione elegante ed equilibrata.

Il condimento è delicato: qualche goccia di salsa di soia leggera, un po’ di sale o di limone, per esaltare il gusto naturale degli ingredienti. Servito come antipasto o contorno, il suimono incarna la filosofia giapponese della semplicità e dell’armonia dei sapori.

 

Sott'aceto o fermentati (漬物, tsukemono)


Gli tsukemono sono verdure marinate nel sale, nell’aceto, nella salsa di soia o in miscele di spezie, e occupano un posto importante nella cucina tradizionale giapponese. Queste preparazioni possono essere semplici o complesse, a seconda degli ingredienti utilizzati e del tipo di marinata. Il processo di fermentazione o macerazione conferisce agli
tsukemono una consistenza croccante e un sapore umami che si abbina perfettamente ai piatti giapponesi.

Le verdure comunemente utilizzate per gli tsukemono includono il cetriolo, il ravanello, il cavolo, lo zenzero e persino verdure più esotiche come le melanzane. A seconda del metodo di preparazione, gli tsukemono possono essere consumati freschi, dopo un breve periodo di fermentazione, oppure conservati e lasciati maturare per diversi mesi. Possono avere un sapore acidulo, salato o leggermente dolce, creando così un perfetto contrasto con i piatti principali, spesso più delicati.

Vengono spesso serviti come contorno a una ciotola di riso, a una zuppa o nei bento (contenitori giapponesi per il pranzo), conferendo freschezza ed equilibrio al pasto.

 

 

In insalata, condito con una salsa (和え物, aemono)


Gli aemono sono piatti a base di verdure o pesce in insalata, spesso conditi con salse saporite che ne esaltano il gusto. Nella cucina giapponese, questa tecnica permette di combinare ingredienti freschi e di condirli con una salsa delicata, creando un perfetto equilibrio tra dolcezza, acidità e umami.

Gli ingredienti utilizzati negli aemono sono vari e spaziano dalle verdure fresche, come spinaci, fagiolini, radici di loto o alghe, al pesce crudo o cotto. Questi ingredienti vengono spesso tagliati a pezzi o a fettine sottili, per poi essere conditi con una salsa che può includere ingredienti quali salsa di soia, aceto di riso, sesamo, mirin o miso.

Una delle varianti più popolari dell’aemono è il goma-ae (ごま和え), che consiste in verdure condite con una salsa al sesamo. Questa ricetta è semplice ma ricca di sapori e consistenze, grazie ai semi di sesamo macinati che aggiungono un tocco di croccantezza e profondità alla salsa.

Gli aemono vengono solitamente serviti come contorno ai piatti principali, conferendo freschezza e leggerezza al pasto. A volte possono risultare leggermente dolci o leggermente aciduli, a seconda della salsa scelta, il che contribuisce a bilanciare i sapori di un pasto tradizionale giapponese.

 

Piatti cotti in pentola (鍋物, nabemono)


I
nabemono sono piatti tradizionali giapponesi cotti in una pentola, spesso serviti direttamente a tavola. Questo termine indica un’ampia varietà di zuppe e stufati, tipici dei pasti in famiglia e in compagnia, in cui ognuno può servirsi direttamente dalla pentola. Il concetto alla base del nabemono si fonda su una cottura lenta e condivisa, che permette agli ingredienti di assorbire i sapori dei brodi e delle spezie.

I tipi di nabemono:

I nabemono possono variare notevolmente a seconda delle regioni del Giappone, delle stagioni e degli ingredienti disponibili, ma tutti hanno in comune un principio fondamentale: la cottura in una pentola comune.

  1. Shabu-shabu (しゃぶしゃぶ): Questo piatto consiste nell'immergere sottili fette di carne, solitamente di manzo, in un brodo bollente e nel ritrarle rapidamente non appena sono cotte (il termine "shabu-shabu" imita il rumore prodotto dalla carne che viene agitata nel brodo). Accompagnato da verdure, tofu e salse a base di sesamo o soia, è un esempio molto popolare di nabemono, spesso consumato in inverno

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  2. Sukiyaki (すき焼き) : Un altro classico della cucina giapponese, il sukiyaki è uno stufato a base di carne (spesso manzo), tofu, verdure e noodles, cotto in un brodo agrodolce a base di salsa di soia, zucchero e mirin. Questo piatto è anche molto conviviale, poiché viene servito in una grande pentola al centro del tavolo

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  3. Oden (おでん): L'oden è una specialità invernale giapponese in cui vari ingredienti, quali uova, daikon (ravanello giapponese), tofu, tortini di pesce (kamaboko) e spaghetti di riso vengono cotti a fuoco lento in un brodo leggero a base di dashi (brodo di alghe e pesce). Questo piatto è particolarmente apprezzato per la sua semplicità e per il calore che trasmette

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  4. Chanko-nabe (ちゃんこ鍋): piatto simbolo dei lottatori di sumo, il chanko-nabe è un nabemono molto nutriente, composto da carne, pesce, verdure e, talvolta, noodles. È ricco di proteine ed è pensato per fornire l’energia necessaria ai lottatori, ma è apprezzato anche durante i pasti in compagnia

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Uno degli aspetti più caratteristici del nabemono è il suo carattere conviviale. Tradizionalmente, il piatto viene condiviso tra più persone, creando un momento di condivisione e calore, soprattutto nei mesi freddi. Il nabemono simboleggia l’ospitalità e la solidarietà, ed è spesso preparato in occasione di riunioni familiari o tra amici.

Questo piatto è anche un ottimo modo per celebrare la stagione fredda, con varianti adatte a ogni periodo dell’anno, che offrono una ricchezza di sapori e consistenze. Ogni ingrediente cotto nella pentola acquista una dimensione in più quando si insaporisce nel brodo, rendendo il nabemono un’esperienza culinaria allo stesso tempo semplice ed estremamente gustosa.

 

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Marinati nell'aceto (酢の物, sunomono)


I sunomono sono piatti marinati nell'aceto della cucina giapponese, generalmente preparati con verdure, frutti di mare o alghe. Questa tecnica permette di marinare ingredienti freschi in una salsa a base di aceto che conferisce un tocco di acidità e dolcezza, creando così un contrasto rinfrescante che bilancia perfettamente gli altri piatti del pasto.

Gli ingredienti utilizzati nei sunomono sono vari e spesso includono verdure come i cetrioli, i ravanelli daikon o alghe come il wakame. Anche i frutti di mare, come i gamberetti o i calamari, sono aggiunte comuni. Questi ingredienti vengono tagliati a fettine sottili o a pezzetti, poi marinati in una miscela di aceto di riso, zucchero e sale, talvolta accompagnata da mirin o salsa di soia per arricchirne il sapore.

Una delle varianti più popolari del sunomono è l’uso delle alghe marine, in particolare il wakame, che conferiscono una consistenza unica e un sottile sapore umami. Un’altra variante comune consiste nel marinare gamberetti cotti o pesce crudo nell’aceto, il che conferisce al piatto un ulteriore tocco di freschezza e leggerezza.

I sunomono vengono spesso serviti come antipasto o contorno in un pasto giapponese, grazie alla loro freschezza e acidità che bilanciano i piatti più ricchi o grassi. Il loro sapore leggermente dolce o acidulo li rende un ottimo antipasto per stuzzicare l’appetito e completare un pasto tradizionale giapponese.


 

Essiccati o secchi (干物, himono)


Gli himono (干物) sono pesci o frutti di mare essiccati, una tecnica tradizionale giapponese di conservazione che ne intensifica i sapori. Dopo essere stati puliti e salati, gli alimenti vengono essiccati al sole o in un luogo ben ventilato, concentrandone l'umami e prolungandone la durata di conservazione.

Questo procedimento è molto diffuso nei pasti mattutini in Giappone, dove il pesce essiccato viene grigliato e servito con riso e verdure. L’himono è apprezzato per la sua semplicità e il suo sapore intenso, e rimane un metodo fondamentale per conservare i prodotti del mare nella cucina giapponese. 

Gli himono non sono solo un metodo di conservazione, ma anche un ingrediente fondamentale nella cucina quotidiana giapponese. I pesci essiccati come il sakana no himono (pesce essiccato) vengono spesso utilizzati in piatti semplici come lo shioyaki (pesce alla griglia con sale). La loro consistenza compatta e il loro sapore deciso conferiscono una nota unica ai pasti, creando un piacevole contrasto con contorni leggeri come il riso e le verdure fresche.


 

Piatti a base di uova sbattute (卵料理, tamago ryōri)


I piatti a base di uova sbattute, o tamago ryōri (卵料理), occupano un posto importante nella cucina giapponese. Tra i più famosi figurano il chawanmushi e il tamagoyaki.

Lo chawanmushi è una sorta di flan salato, spesso servito come antipasto nei pasti giapponesi. Si prepara con uova sbattute, dashi, salsa di soia e, talvolta, ingredienti come funghi, gamberetti o pollo. Questo piatto viene cotto al vapore, il che gli conferisce una consistenza morbida e vellutata.

Il tamagoyaki, dal canto suo, è una frittata giapponese dal sapore dolce-salato, spesso servita a fette su un letto di riso o come ripieno nel sushi. Si prepara cuocendo diversi strati di uova sbattute in una speciale padella rettangolare, condendo ogni strato con salsa di soia, zucchero e mirin. La sua consistenza è leggera e soffice, e il suo sapore è caratterizzato da un sottile equilibrio tra dolcezza e umami.


 

Infornati o pressati (押し寿司, oshizushi)


Gli oshizushi (押し寿司), ovvero il sushi pressato, sono una varietà tradizionale di sushi giapponese in cui il riso e gli ingredienti vengono pressati in una scatola o in uno stampo per ottenere una forma compatta. Questa tecnica permette di creare sushi ben strutturati, dall’aspetto accattivante e con una consistenza che consente di apprezzarne al meglio i sapori in un solo boccone. 

Il riso per sushi, spesso condito con aceto di riso, viene disposto a strati nello stampo, dopodiché vengono aggiunti i ripieni, come pesce, verdure o frutti di mare. Il tutto viene poi pressato, creando un effetto di compressione che permette ai sapori di amalgamarsi e intensificarsi. 

L'oshizushi è spesso associato alla regione del Kansai ed è una variante più antica del sushi, in cui la tecnica di compressione permette di conservare e combinare gli ingredienti in modo unico. A volte vengono compressi anche ortaggi come il cetriolo o le erbe aromatiche per conferire al piatto una consistenza croccante e una freschezza in più.


 

Affumicati (燻製, kunsei)


Il termine "kunsei" (燻製) indica gli alimenti affumicati, un'antica tecnica utilizzata per conservare i prodotti conferendo loro aromi profondi e complessi. Il fumo, generato dalla combustione lenta di legno o di altri materiali vegetali, penetra negli alimenti, modificandone la consistenza e il sapore e conferendo loro un aroma caratteristico. 

Nella cucina giapponese, questo metodo viene utilizzato per ingredienti come il pesce (in particolare il salmone, lo sgombro o la palamita), la carne, nonché alcuni formaggi e verdure. Il processo di affumicatura può durare diverse ore e avviene generalmente a bassa temperatura, consentendo così di preservare la tenerezza degli alimenti e di sviluppare al contempo un sapore ricco e leggermente legnoso. 

Il kunsei viene spesso utilizzato per piatti come il kaibashira (pesce affumicato), un classico in alcune regioni del Giappone, oppure come contorno a piatti a base di riso e zuppe. Questo procedimento non solo aggiunge una nota gustativa, ma conferisce anche una bella colorazione che rende l’aspetto dei cibi ancora più invitante.